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VideoArt Festival Locarno: una prospettiva

  • 14 set 2022
  • Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 2 giorni fa

Una mostra, una pubblicazione e un progetto di ricerca rileggono la storia del VideoArt Festival Locarno, tra le prime esperienze europee dedicate alla videoarte e ai linguaggi elettronici, ricostruendone il ruolo nella nascita della cultura digitale contemporanea.



Dettaglio della grafica della copertina della pubblicazione VideoArt Festival Locarno: una prospettiva.

Il dipinto "Il chiaro mondo dei beati" di Elisàr von Kupffer.
Elisàr von Kupffer, Il chiaro mondo dei beati (1923-1925), tempera su tela. Installato nella sala circolare dell'Elisarion, il dipinto avvolgeva le opere in mostra, mettendo in dialogo l'universo utopico di von Kupffer con i linguaggi sperimentali dell'immagine elettronica.


Dal 8 agosto al 20 ottobre 2019, il Centro culturale e museo Elisarion ha ospitato VideoArt Festival Locarno: A Prospective, una mostra dedicata al VideoArt Festival Locarno, tra le prime manifestazioni europee ad aver riconosciuto il video come linguaggio artistico autonomo.


Più che ripercorrere la storia del festival, il progetto metteva in relazione le opere pionieristiche degli anni Ottanta con l'eredità culturale del Monte Verità, luogo simbolo della sperimentazione artistica, del pensiero anticonvenzionale e delle utopie del Novecento. Le prime installazioni video dialogavano così con Il chiaro mondo dei beati di Elisàr von Kupffer, il monumentale dipinto circolare riscoperto da Harald Szeemann e oggi conservato in un edificio appositamente realizzato sul Monte Verità.


La mostra suggeriva così una continuità inattesa. Le ricerche spirituali e artistiche del primo Novecento e le sperimentazioni tecnologiche dell'era digitale condividevano la stessa aspirazione: mettere in discussione le forme consolidate della percezione, della conoscenza e della rappresentazione.


VideoArt Festival Locarno: A Prospective non proponeva soltanto una rilettura storica. Invitava a riflettere sul presente e sul futuro delle immagini.


Il percorso espositivo riuniva opere di Laurie Anderson, Nam June Paik, Steina e Woody Vasulka, Robert Wilson, accanto ai lavori di René Mauermeister, Lorenzo Bianda, Robert Chen, Geneviève Calame, Ed Emshwiller, Jacques Guyonnet, Ivan Ladislav Galeta, Sanja Ivekovic, Francesco Mariotti, Dalibor Martinis, Gérald Minkoff, Muriel Lesen, Jean Otth e Gianni Toni.



Uno scatto della mostra al Centro Elisarion di Minusio, con opere di Francesco Pancho Mariotti in primo piano e la stanza circolare sullo sfondo.
In primo piano, le installazioni video di Francesco «Pancho» Mariotti, tra colore, forma e immagine in movimento.

La presenza di Laurie Anderson a Locarno nello stesso periodo stabiliva un ulteriore legame con i temi della mostra. Artista capace di attraversare musica, performance, cinema e arti visive, Anderson incarna una ricerca che, fin dagli anni Settanta, ha contribuito a ridefinire il rapporto tra tecnologia, linguaggio e narrazione.


Le sue performance, le composizioni elettroniche e film come Home of the Brave (1986) e Heart of a Dog (2015) riflettono lo stesso spirito che animava i pionieri della videoarte: la volontà di esplorare nuove forme di percezione e nuovi modi di raccontare attraverso l'immagine, il suono e il movimento.

La riflessione proseguiva nella pubblicazione bilingue che accompagnava la mostra, dedicata alla storia e all'eredità del VideoArt Festival Locarno. Curata, redatta e tradotta da Swiss Hypertext, raccoglie i contributi di Lorenzo Bianda (Real Time) e dei curatori François Bovier e Adeena Mey, che ricostruiscono il passaggio dalle prime sperimentazioni analogiche alle culture digitali contemporanee.


Mostra e pubblicazione si inserivano nel progetto di ricerca From Video Art to New Media: the Case of the VideoArt Festival Locarno (1980–2001) dell'École cantonale d'art de Lausanne (ECAL), sostenuto dal Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica. Attraverso il lavoro di ricerca, l'esposizione e la pubblicazione, il progetto riporta all'attenzione un capitolo fondamentale della storia della videoarte e delle arti mediali, mostrando come le ricerche sull'immagine, sulla tecnologia e sulla percezione continuino ancora oggi a interrogare il nostro presente.



Una foto del libro aperto.

VideoArt Festival Locarno: A Prospective

2019

A cura di ECAL — François Bovier, Adeena Mey, Maud Pollien

Editing e traduzione: Swiss Hypertext / Martina Knecht

50 pagine, edizione bilingue (italiano/inglese)

Pubblicato da ECAL e Centro culturale e museo Elisarion



Martina Knecht

Locarno, agosto 2019

Testo © Martina Knecht

Immagini: © ECAL, © Centro Elisarion, © Martina Knecht, © ECAL




Approfondimenti


Il chiaro mondo dei beati torna alla luce

Un articolo di Carlo Franza ripercorre la storia del monumentale dipinto circolare di Elisàr von Kupffer, dal restauro alla riapertura del Padiglione Elisarion sul Monte Verità.


Harald Szeemann presenta Il chiaro mondo dei beati

Una registrazione storica in cui Harald Szeemann introduce il dipinto di Elisàr von Kupffer e ne racconta il significato nel contesto del Monte Verità.


Monte Verità. Le mammelle della verità

La mostra permanente ideata da Harald Szeemann a Casa Anatta offre il contesto storico e culturale in cui si inserisce anche Il chiaro mondo dei beati, oggi ospitato nel Padiglione Elisarion.


VideoArt Festival Locarno: A Prospective

Il catalogo bilingue della mostra documenta il progetto espositivo e di ricerca dedicato al VideoArt Festival Locarno, ripercorrendo uno dei capitoli più significativi della storia della videoarte in Svizzera e in Europa. Pubblicato da ECAL e dal Centro culturale e museo Elisarion, raccoglie saggi critici, apparati storici e le opere esposte.




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Riflessioni e approfondimenti sul mio lavoro tra linguaggio, cultura, progettazione e mediazione.

 
 
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