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Il «tu» che attraversa le Alpi

24 giu
Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 26 ago

Perché il «tu» suona naturale in Ticino e improvvisamente troppo confidenziale a Zurigo? Un’osservazione sulle forme di cortesia, la traduzione e le sottili distanze linguistiche in Svizzera.


Da Zurigo a Lugano, in viaggio verso un incarico di interpretariato all'Università della Svizzera italiana (USI). Lavoro regolarmente tra la Svizzera tedesca e quella italiana, dove la mediazione linguistica passa anche attraverso le sfumature culturali.
Da Zurigo a Lugano, in viaggio verso un incarico di interpretariato all'Università della Svizzera italiana (USI). Lavoro regolarmente tra la Svizzera tedesca e quella italiana, dove la mediazione linguistica passa anche attraverso le sfumature culturali.


In Svizzera, tradurre non significa soltanto passare da una lingua all’altra. Significa attraversare un insieme di abitudini e aspettative che raramente compaiono nei dizionari, ma che determinano il modo in cui ci si parla.

Uno degli esempi più sottili e, a tratti, anche più divertenti, è una parola di due lettere: tu.


Nella Svizzera italiana, il tu è parte del paesaggio comunicativo. Non appartiene solo alla sfera privata, ma entra con naturalezza anche in contesti formali.


Si entra in una boutique a Locarno e la commessa dice: «Ciao, cerchi qualcosa di particolare?» Nessuno lo vive come una mancanza di rispetto. Anzi, spesso ha un effetto rassicurante.


Se invece mi venisse dato del lei, il primo pensiero non sarebbe necessariamente che professionalità, ma qualcosa di molto più terreno: mi vede così vecchia?


È un piccolo cortocircuito, quasi ridicolo, ma abbastanza reale da farsi notare.



Quando il «tu» cambia significato


Attraversando il Gottardo, la stessa parola cambia peso.


A Zurigo, all’asilo di mia figlia, mi sono rivolta spontaneamente alla maestra – giovane, sorridente, perfettamente a suo agio nel ruolo – dandole del tu. Per me era naturale. Per lei, molto meno.


Non disse nulla. Ma il piccolo spostamento era percepibile: quel tu sembrava attenuare la distanza professionale, come se riducesse la sua funzione a una dimensione troppo informale.


In quel contesto, il Sie non è freddezza. È riconoscimento.



Tradurre relazioni, non parole


È qui che la traduzione smette di essere un’operazione linguistica e diventa qualcosa di più delicato.

Non esiste un’equivalenza stabile tra du, tu e Sie. Ogni scelta implica una diversa idea di distanza, di rispetto, di prossimità.


Un testo italiano che utilizza il tu («Scopri le nostre offerte») può risultare troppo diretto o poco professionale se trasferito tale e quale per il pubblico nordalpino. E viceversa: un messaggio costruito sul Sie può risultare impeccabile in tedesco e improvvisamente rigido in italiano.


È proprio qui che si rivela la vera sfida della traduzione. Non tutte le parole si lasciano trasferire uno a uno. E lo stesso vale per le relazioni che prendono forma tra le persone. Tradurre significa quindi tenere sempre conto anche di aspettative, convenzioni e sfumature culturali.


La questione non è grammaticale, ma relazionale.



Idea chiave

Tra le diverse aree linguistiche della Svizzera non cambiano solo le parole, ma anche le aspettative che le accompagnano.



Martina Knecht

Testo e immagini © Martina Knecht

L’articolo fa parte della serie Quasi la stessa cosa. Osservazioni minime su come le parole cambiano il mondo intorno a noi (2026).





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Lavoro editoriale tra lingua, cultura e design.

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