Le cinque sorelle, o l’intensità di un istante nella letteratura
- 24 giu
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 3 giorni fa
Una riflessione illustrata su La sirenetta (1837) di Hans Christian Andersen

Le storie possono essere osservate da angolazioni diverse, e ciascuna apre prospettive nuove. Un esempio particolarmente eloquente è La sirenetta, una fiaba che da quasi due secoli continua a esercitare il suo fascino. Verso la fine del racconto si concentra una svolta drammatica, in cui si addensano le tensioni dell’intera narrazione. È questo momento che ho cercato di tradurre in immagine nel mio lavoro Five Sisters, come tentativo di dare forma visiva alla stratificazione emotiva del testo di Andersen.
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Immagina la scena
La Sirenetta è spacciata.
In piedi sul ponte di una nave reale, che oscilla dolcemente nel mare calmo prima dell’alba. Il banchetto di nozze del principe (con un’altra donna, beninteso) è terminato. Tutti dormono.
Lei è sola, completamente sola.
Prima di questo istante
Per comprendere la sua disperazione bisogna tornare indietro.
La Sirenetta ha rinunciato a tutto: la casa, gli affetti, la proria identità, persino il suo status reale. Ha consegnato alla Strega del Mare la sua coda di sirena, la sua chioma, la sua voce, la sua natura stessa, in cambio della possibilità di essere amata.
Ora cammina su gambe che le provocano dolore costante, ogni passo un promemoria di ciò che ha perduto. È una condizione che concentra in sé desiderio, sacrificio e ambivalenza dell’amore.
La verità della Sirenetta
E tuttavia, nonostante tutto, il principe non la ama nel modo in cui lei sperava. La realtà è semplice e brutale: all’alba, lei si dissolverà in schiuma marina e smetterà di esistere.
Dopi gli eccessi delle celebrazioni nuziali, che erano molti e vari, la nave è scura e silenziosa. Appoggiata al parapetto, la Sirenetta scruta l’orizzonte, in attesa della prima luce del mattino, che coincide con la fine.
Il momento della scelta
È qui che la narrazione si sospende.
La Sirenetta è condannata, come dicevo. Sola, senza via d’uscita, radicalmente incompresa, essa incarna la complessità straziante dell’amore e del sacrificio. E proprio in questa immobilità assoluta si concentra il nucleo della fiaba.
Ma proprio allora emergono dal mare cinque sirene, le sue cinque sorelle, rompendo quell'eterno istante di vita sospesa.
Anche loro hanno sacrificato qualcosa alla Strega del Mare, le hanno donato i propri capelli in cambio di un oggetto decisivo: un pugnale magico. In un gesto fugace, dettato dalla disperazione, glielo consegnano prima di scomparire nuovamente nelle profondità dei flutti.
Il momento della decisione: la scelta estrema della Sirenetta
Ora la domanda è inevitabile:
riuscirà la Sirenetta a compiere l’atto estremo richiesto per salvarsi, uccidendo il principe nel sonno prima che sorga il sole? Si bagnerà nel suo sangue per tornare alla sua forma originaria?
Oppure resterà fedele a ciò che ha scelto, accettando la dissoluzione imminente?
Una fiaba che non consola
Se avete letto Andersen, sapete già che La sirenetta ha poco a che fare con l'idea moderna di fiaba. Assomiglia piuttosto a un racconto fantastico attraversato dall'orrore: parla di desiderio, sacrificio, trasformazione e perdita, spingendosi in territori decisamente meno rassicuranti di quanto siamo abituati a immaginare.
La ricerca dell'amore non conduce a un lieto fine, ma mette la protagonista di fronte a una scelta impossibile: rinunciare a sé stessa oppure compiere un gesto irreparabile.
Ed è forse proprio questo a rendere il racconto così attuale.
Per fortuna, chi conosce il testo originale non è costretto a fermarsi all'immaginario edulcorato delle versioni disneyane. Andersen ci consegna una storia molto più stratificata e inquieta, nella quale il bene e il male non sono mai del tutto separati e i finali felici non sono garantiti.
Rileggere oggi La sirenetta significa scoprire un'opera capace di parlare ancora delle nostre paure e dei nostri desideri, ricordandoci che l'amore può essere insieme meraviglioso e terribile e che, talvolta, il prezzo degli ideali è più alto di quanto siamo disposti ad ammettere.
Martina Knecht
Testo © Martina Knecht
Illustrazione: Five Sisters, acrilico su carta, © 2001 Martina Knecht
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